Top 500+ L’impresa familiare riparte con l’export

30 novembre 2016 by

 

L’impresa familiare riparte con l’exportlimpresa-familiare-riparte-con-lexport-il-sole-24-ore

Annunci

Top 500+

24 novembre 2016 by

Cerif Cura la ricerca top 500+ top-500

Family Business – Istruzioni per l’uso

27 maggio 2016 by

Save the date – Evento 13 luglio 2016

Agenda evento

 

ALLA FACCIA DELLA MOBILITA’ DELLE CLASSI SOCIALI WEBERIANE (o di Weberiana memoria)

9 maggio 2016 by

Nell’alfabeto aziendale delle imprese familiari abbiamo alcune criticità che pongono in relazione il passaggio generazionale anche in un’ottica di mantenere l’appartenenza a una determinata classe sociale: quella imprenditoriale o anche detta degli “industriali”, così come ci sono altre classi sociali o professionali che si “perpetuano” almeno per alcuni decenni e talvolta ma molto più raramente per alcuni secoli. Ad evidenza stiamo parlando di mobilità intergenerazionale.

Un recentissimo (2015-2016) e interessante studio curato da due ricercatori della Banca d’Italia, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, mostra alcune importanti e singolari evidenze sull’argomento. Riportiamone subito le conclusioni: “Cosa dicono i dati al riguardo? È difficile avere certezze. Tuttavia alcune evidenze riportate nel nostro lavoro suggeriscono che Firenze presenti, almeno in parte, questi tratti. Abbiamo considerato alcune professioni esistenti sia oggi sia nel ‘400, caratterizzate da prestigio sociale medio-alto, elevata specializzazione e reddito medio-alto e per le quali sono disponibili dati nominativi su chi le pratica. Si tratta di avvocati, banchieri, medici, farmacisti e orafi. Collegando nuovamente, tramite i cognomi, i nominativi odierni a quelli degli pseudo-antenati, emerge che la probabilità di praticare una delle professioni appena elencate è significativamente maggiore se gli pseudo antenati erano “specializzati” nella stessa professione. Siamo, pertanto, di fronte alla narrazione statistica di dinastie professionali che si conservano nel tempo e ciò dà conforto all’ipotesi dell’esistenza di una struttura a blocchi, tra loro poco comunicanti, nel mercato del lavoro e, quindi, nella società.”

Proviamo a capire meglio e più in profondità i risultati di questo studio. Premesso che il passaggio generazionale è facilitato, secondo le ricerche svolte da CERIF,  allorquando gli attori di questo processo si attengono alle seguenti impostazioni metodologiche: efficace e programmata gestione della successione e della continuazione, risoluzione di ogni commistione dl patrimonio familiare e aziendale, adeguato trasferimento della cultura familiare, adozione di una ottimale (soddisfacente) soluzione nel superare l’eventuale incapacità degli eredi, non rinvio della continuità della transizione generazionale, premesso quanto sopra come si diceva se il processo avviene come indicato allora il completamento della “staffetta familiare” è assicurata. Ma per quanto tempo ciò può avvenire? Un luogo comune (e vedremo a breve perché lo qualifichiamo tale) è che la prima generazione generi la ricchezza familiare ponendo le basi per l’appartenenza a una certa classe sociale (quella dell’ “industriale”), la seconda accresca vieppiù tale ricchezza confermando e consolidando la permanenza in tale classe sociale e la terza distrugga tale ricchezza e nei fatti concretizzi un “exit” anche da tale classe sociale. La ricerca compiuta da Barone e Mocetti sembra dimostrare il contrario in quanto “basandosi su un loro più ampio studio, criticano una delle conclusioni degli studi sulla mobilità intergenerazionale e cioè che la correlazione tra ascendenti e discendenti tende a svanire con il passare delle generazioni anche se è positiva tra genitori e figli. Essi, infatti, documentano la sorprendente esistenza di tracce di ereditarietà socioeconomica tra i contribuenti di Firenze e i loro antenati del ‘400 e sostengono che ciò rende necessaria una nuova riflessione sui meccanismi della trasmissione intergenerazionale.”[1]

Eccone una sintesi: “Con la locuzione ‘mobilità intergenerazionale’ si fa riferimento alla misura in cui le condizioni socio-economiche dei padri influenzano quelle dei figli. Molti – e noi tra questi – ritengono auspicabile un’elevata mobilità, come segno di una società che tende all’uguaglianza delle opportunità. La mobilità intergenerazionale non ha però conseguenze solo in termini di equità ma anche di efficienza: qualora infatti le posizioni sociali fossero in qualche modo predefinite, si affievolirebbero gli incentivi all’investimento in capitale umano e si osserverebbero sprechi nell’allocazione delle risorse, ovvero nelle posizioni occupate da individui dotati ma privi di occasioni di ascesa sociale.

Gli economisti misurano la mobilità attraverso la correlazione tra lo status del genitore e quello del figlio (elasticità intergenerazionale). Prendiamo, per esempio, il caso del reddito. Un’elasticità pari a 0,5 (stima prevalente per l’Italia) indica che, preso un individuo medio, se il padre avesse avuto un reddito più elevato del 10% di quello effettivamente goduto, tale individuo avrebbe oggi un reddito più elevato del 5% (pari a 0,5 × 10%). Più in generale, un’elasticità prossima a 1 indica che le differenze iniziali si perpetuano tali e quali, vicina a 0 che lo status del genitore non influenza quello del figlio. L’Italia, per inciso, risulta tra i paesi meno mobili nel confronto internazionale insieme a Stati Uniti e Regno Unito.

Un quesito rilevante è se l’influenza delle condizioni familiari di origine si limiti a una generazione. Alcuni studi recenti hanno iniziato a mostrare che anche la correlazione tra lo status dei nonni e quello dei nipoti è significativamente maggiore di zero (sebbene inferiore a quella relativa al legame padre-figlio). Anche il ruolo dei nonni è pertanto importante: milieu familiare, sostegno economico, rete di conoscenze, etc. si trasmettono direttamente tra le due generazioni, oltre a quanto mediato dalla generazione di mezzo. Questa evidenza rinforza la vischiosità dei movimenti lungo la scala socio-economica: considerando due persone in punti diversi della scala, le differenze tra i loro discendenti impiegheranno più tempo ad annullarsi.

In un nostro recente studio (“Intergenerational Mobility In The Very Long Run: Florence 1427-2011”) ci siamo chiesti se frizioni alla mobilità possano persistere nel lunghissimo periodo (quasi 600 anni, circa 20 generazioni da poco meno di 30 anni ciascuna). Per rispondere a una tale domanda, i dati disponibili sono evidentemente molto scarsi. Vi è però un’eccezione rilevante, quella della città di Firenze, sulla quale abbiamo quindi concentrato la nostra analisi. Si tratta di un carotaggio su 6 secoli che, pur limitato a una singola città, riteniamo rappresentativo di diverse realtà. Firenze è una città dell’occidente europeo dal grado di prosperità medio-alto sia nel ‘400 sia oggi e non dissimile dal molte altre città; inoltre, studi recenti mostrano che la mobilità oggi nella provincia di Firenze è non lontana dalla media nazionale. I risultati, quindi, possono avere una validità più generale e non limitata al solo caso di studio.

Abbiamo preso in esame i dati contenuti nel catasto della città nel 1427, che riguardano la ricchezza, l’occupazione e il reddito da lavoro dei circa 10.000 capifamiglia dell’epoca. Abbiamo quindi associato a queste informazioni, quelle provenienti dalle dichiarazioni dei redditi dei fiorentini per il 2011, collegando questi ultimi agli pseudo-antenati attraverso il cognome. Infine, abbiamo calcolato l’elasticità intergenerazionale relativa al reddito da lavoro e alla ricchezza per i circa 800 cognomi risultanti dall’incrocio delle due basi dati. I risultati sono davvero sorprendenti: la correlazione nei redditi tra pseudo-antenati e pseudo-discendenti non decade dopo un lasso di tempo così ampio. Infatti, l’elasticità intergenerazionale risulta statisticamente significativa e positiva (0.04), anche se ovviamente è inferiore a quella stimata per una sola generazione. Una correlazione analoga vale per la ricchezza immobiliare.

Nel nostro lavoro presentiamo diverse analisi di robustezza di questi risultati. Alcune riguardano la possibilità che i redditi e la ricchezza misurati nel 2011 siano sottostimati a causa dell’evasione fiscale, altre il fatto che la condivisione del cognome non assicura l’esistenza di un effettivo legame di parentela, altre ancora la possibile distorsione derivante dal fatto che i cognomi sopravvissuti nei sei secoli non siano rappresentativi dell’universo delle trasmissioni intergenerazionali possibili. In tutti i casi, i risultati sono confermati.

Tali evidenze condensano l’immagine di una società molto poco mobile nei secoli. Questo è particolarmente sorprendente se si pensa che nello stesso periodo la città è stata interessata da enormi sommovimenti politici, demografici e economici, come la riunificazione nel Regno d’Italia, il boom demografico del ‘900, la rivoluzione industriale e la terziarizzazione dell’economia, solo per citare quelli più rilevanti in tempi relativamente recenti. Com‘è possibile, dunque, che tracce di ereditarietà socioeconomica non trascurabili persistano nel lunghissimo periodo? Nel caso della ricchezza immobiliare, l’interpretazione è relativamente semplice: è la trasmissione per via ereditaria a rendere plausibile una tale, elevata, persistenza. Per il reddito le cose non sono così immediate. Le stime correnti sull’elasticità padre-figlio e su quella nonno-figlio non permettono di spiegare la persistenza su di un orizzonte così lungo: i valori sono tali che l’effetto delle condizioni di origine dovrebbe scomparire nell’arco di poche generazioni.

Una prima possibile interpretazione è che le stime oggi prevalenti non si applichino al passato, quando la mobilità era minore e, quindi, l’elasticità era maggiore (magari prossima all’unità). Vi sono ragioni forti per ritenere che le cose stiano in questi termini. Per esempio, l’accesso all’istruzione, fattore tradizionalmente associato all’ascesa sociale, è diventato di massa solo nella seconda metà del ‘900. Alcuni nostri risultati corroborano, dal punto di vista empirico, questa ipotesi mostrando che la mobilità nella Firenze del ‘400 fosse significativamente minore di quella odierna.

Una seconda possibile spiegazione risiede in un particolare aspetto della struttura della società. Ci spieghiamo meglio con un esempio. Immaginiamo il caso estremo di una società strutturata per blocchi sociali: gli individui si muovono tra generazioni solo all’interno del gruppo di appartenenza, con redditi che possono essere maggiori o minori di quelli dei padri, ma che restano comunque nell’intervallo del proprio blocco di appartenenza.

In un caso come questo si potrebbe avere un’elasticità intergenerazionale complessiva nell’ordine di grandezza di quella stimata oggi per l’Italia (0,5), senza però che questa decresca col succedersi delle generazioni. Naturalmente non vogliamo sostenere che la società fiorentina sia stata e sia di questo tipo estremo. Tuttavia potrebbe condividerne, in forma sfumata, alcuni tratti quali la bassa porosità tra blocchi. Queste caratteristiche potrebbero spiegare perché l’elasticità decade molto lentamente.”

 

[1] Cfr. Luciano Barca, Eticaeconomia.it, Menabò, 14 ottobre 2015 Leggi il seguito di questo post »

Attenzione Imprese di Famiglia: alcuni stimoli dall’ultimo Bollettino della Banca d’Italia (15 aprile 2016)

24 aprile 2016 by

M01_logobancaditalia

Iniziamo da questo mese a monitorare le periodiche comunicazioni “macro-economiche” della Banca d’Italia (BI) allorquando queste comunicazioni possono avere una qualche rilevanza sulle nostre Family Business. Lo schema “standard” che usiamo è il seguente: cerchiamo di collegare le informazioni ricevute ad una o più delle nostre 40 criticità[1], dando il nostro punto di vista che speriamo possa animare un dibattito allargato. In carattere piccolo le segnalazione della BI, in carattere normale i nostri suggerimenti.

  1. Rallentano le economie emergenti. Negli Stati Uniti e negli altri paesi avanzati l’espansione prosegue, mentre le economie emergenti restano un elemento di rischio per la crescita mondiale. In Cina si sono allontanati i timori di un hard landing, ma continua il rallentamento dell’economia. Il calo del prezzo del petrolio non si è tradotto in un rafforzamento dell’attività globale. L’FMI e l’OCSE hanno rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita e sul commercio internazionale. Si è accentuato il carattere espansivo delle politiche monetarie nei paesi avanzati.”

CERIF consiglia la massima allerta nei confronti dell’accesso ai mercati esteri e in particolare di: a) monitorare con attenzione i processi di internazionalizzazione in atto o quelli soprattutto che stanno per essere posti in essere; b) scegliere bene il Paese o i Paesi verso i quali aprire o sviluppare il business; c) monitorare la valuta di scambio e coprirsi con adeguate assicurazioni ai possibili/probabili differenziali negativi di cambio; d) governare le persone che sono preposte all’esportazione o all’internazionalizzazione (quindi impegnate in misura stabile a lavorare fisicamente lontano dall’Italia) aumentando la relazione interpersonale su tuti gli aspetti rilevanti del caso.

  1. Le borse risentono di incertezze sulla crescita e sugli orientamenti della regolamentazione bancaria. Nei primi mesi dell’anno i timori sulla crescita globale hanno determinato forti cali dei corsi sui mercati finanziari internazionali, in parte poi riassorbiti. Nell’area dell’euro è stato particolarmente sfavorevole l’andamento dei titoli bancari, che ha interessato tutta l’area, ma soprattutto la Germania e l’Italia; è aumentata l’attenzione dei mercati alla qualità del credito, anche a seguito di incertezze degli operatori sugli orientamenti della regolamentazione.

CERIF consiglia di incontrare con frequenza i propri interlocutori bancari (capi filiali, capi agenzie, responsabili del credito, ecc.) in quanto le fonti di finanziamento devono essere sempre ben controllate e orientarsi alle nuove forme tecniche che la vostra banca (o le vostre banche) pone (pongono) in essere. Chi ha clienti (o fornitori) multinazionali e quotati rilevi giornalmente l’andamento (spesso il calo) della quotazione dei loro titoli per prepararsi ad operazioni commerciali coerenti ai risultati borsistici pro tempore conseguiti. Fare attenzione che il vostro capitale circolante potrebbe avere variazioni in aumento causati dalle economie congiunturali di questi vostri partner commerciali.

  1. In Italia la ripresa prosegue… In Italia nell’ultimo trimestre del 2015 è proseguita, anche se a ritmi più contenuti, la ripresa ciclica, sospinta dal consolidamento dei consumi e dall’accelerazione degli investimenti. Gli indicatori più recenti segnalano che nei primi mesi di quest’anno l’attività economica avrebbe beneficiato del riavvio della manifattura, cui si sarebbe aggiunto il consolidamento della ripresa nel settore dei servizi e nel comparto edile. Le imprese rimangono ottimiste sulle prospettive dei prossimi mesi, pur con alcuni segnali di cautela. Secondo nostre valutazioni nel primo trimestre del 2016 la crescita sarebbe stata ancora moderata, ma lievemente superiore rispetto ai tre mesi precedenti.

CERIF consiglia di fare molta attenzione all’andamento del settore, ai comportamenti del vostro comparto e soprattutto alle dinamiche presenti nei vostri mercati di acquisto e di sbocco del vostro business. La cautela impone che si possano fare utili simulazioni sulla eventuale (o effettiva) riduzione della redditività del settore nel tempo. Non concentratevi unicamente sulla eventuale riduzione dei costi che risulta quasi sempre la via più veloce e più facile perché si rischia di “tagliare” rami verdi senza foglie. Guardare nel conto economico anche la sezione ricavi e formulare delle tattiche commerciali (quindi delle decisioni di breve) originali (evitare la solita politica di abbassare il prezzo di vendita) rispetto a quelle dei propri competitori. Intensificare gli incontri con le forze commerciali e soprattutto con le vendite per guidarle verso obiettivi e azioni concrete vincenti.

  1. …ma le prospettive per le esportazioni sono più incerte. Al contempo le prospettive della domanda estera risentono anche in Italia dell’acuirsi dell’incertezza sull’andamento del commercio mondiale. Il calo delle vendite sui mercati extra UE nei primi mesi dell’anno potrebbe ripercuotersi sui piani di investimento delle imprese, pur sostenuti dall’impatto positivo degli incentivi temporanei disposti dall’ultima legge di stabilità.

CERIF consiglia di evitare la trappola della ricerca spasmodica e ad ogni costo (“fame”) di opportunità in quanto il rischio di accettare lavori sotto margine (di contribuzione) porta a una redditività nulla o negativa. E’ pur vero che occorre sfruttare i costi fissi ma attenzione a lavorare solo “per far girare le macchine”. Così non si fanno i soldi e quindi gli investimenti importanti ne risentono negativamente. Anche qui si raccomandano momenti di creatività e sforzi di ricerca continua della qualità, i due requisiti che alimentano ciò che abbiamo come nostra reputation nel mondo: “il made in Italiy”.  Non fidarsi troppo della strategia “stop and go” che risulta magari opportunistica ma che non paga nel lungo termine; assai meglio formulare e porre in essere strategie di (sviluppo nel) medio termine.

  1. L’inflazione negativa riflette anche la debole domanda aggregata. L’inflazione è tornata negativa. Vi ha contribuito la decisa flessione dei prezzi dei beni energetici, ma anche il permanere dell’inflazione di fondo su valori storicamente molto bassi. Secondo le aspettative di famiglie e imprese la dinamica dei prezzi si manterrà molto contenuta anche nella parte restante dell’anno. In Italia e nell’area dell’euro la debolezza dei prezzi e dei salari risente in misura non trascurabile degli ancora ampi margini di capacità produttiva e di forza lavoro inutilizzati.

CERIF consiglia di non dimenticare che la deflazione alimenta la criticità sul rischio del “contadino” troppo prudente. Questo comportamento viene alimentato da una oggettiva incapacità di essere imprenditivi che si configura come il rifiuto di assumere in misura naturale il rischio e ciò blocca l’innovazione e il cambiamento; il non decidere si diffonde a tutti i livelli aziendali. Occorre trovare subito nel proprio mercato (o nei propri mercati) di sbocco azioni e iniziative che “sveglino” la domanda offrendo non prodotti/servizi cosiddetti ”commodities” (di base o indifferenziati) ma soprattutto beni/servizi che soddisfino bisogni più latenti e potenziali che effettivi (Swatch Touch Zero One e Smart Forspeed a motore elettrico insegnano!).

  1. Il credito migliora gradualmente; aumentano i depositi delle banche. Prosegue la ripresa graduale del credito, favorita dal contributo espansivo delle misure di politica monetaria; i prestiti alle imprese manifatturiere crescono a tassi superiori al 3 per cento; restano in flessione quelli al settore delle costruzioni e alle società di minore dimensione. Per il sistema bancario nel suo insieme la raccolta non ha risentito delle recenti tensioni finanziarie: l’aumento dei depositi e l’espansione della raccolta interbancaria sull’estero hanno più che compensato la riduzione delle obbligazioni. Le consistenze ancora elevate di attività deteriorate comprimono la capacità reddituale delle banche e possono porre un vincolo all’erogazione di nuovi finanziamenti; tuttavia, con il proseguire della ripresa, si rafforzano i segnali di miglioramento della qualità del credito. Nel quarto trimestre del 2015 il flusso di nuovi prestiti deteriorati è ulteriormente diminuito, continuando la tendenza in atto da circa un anno; inoltre, sulla base di dati preliminari, per la prima volta dall’inizio della crisi finanziaria il valore assoluto dei prestiti deteriorati si è lievemente ridotto e la loro quota sul totale dei finanziamenti ha smesso di crescere. Lo schema di garanzia pubblica per la cartolarizzazione delle sofferenze può agevolarne una più rapida dismissione. All’inizio di aprile è stata resa nota la costituzione di un fondo di investimento privato volto a sostenere futuri aumenti di capitale da parte di banche e a contribuire alla dismissione dei crediti deteriorati attualmente nei bilanci degli intermediari italiani.

CERIF consiglia di tenere sempre nel debito conto il rischio finanziario ed evitare che l’azienda di famiglia sia sottoposta  a questo rischio in quanto molti sono gli elementi critici da considerare per avere da un lato una gestione finanziaria sicura e di successo: competenze tecnico-specialistiche appropriate, strumenti di controllo e di monitoraggio continui, risorse umane dedicate, ecc. dall’altro lato la “tentazione” di usare tali risorse per destinazioni “improprie”: benessere e sicurezza della famiglia oltre i limiti consentiti dai risultati aziendali, remunerare profumatamente i familiari anche se danno un modestissimo contributo al successo gestionale, ecc.  e infine lavorare soprattutto con i soldi altrui (banche, altri finanziatori, fornitori, ecc.) senza mettere a disposizione quelli della famiglia. Quindi lavorare molto professionalmente con le banche dotando la struttura di risorse umane assai competenti in materia finanziaria. L’imprenditore non deve fare il CFO dell’azienda ma usare persone dedicate, esterne (come il proprio commercialista di fiducia o il temporary manager) o interne se i costi lo permettono (e lo permettono eccome…. ci avete capito, vero?)

  1. Resta necessario il consolidamento della crescita. Condizione necessaria per un ritorno durevole dell’inflazione su livelli coerenti con l’obiettivo della stabilità dei prezzi, nell’area dell’euro e in Italia, è un riassorbimento della capacità produttiva inutilizzata e della disoccupazione. Il consolidamento della crescita è fondamentale anche per contrastare l’avvio di spirali negative tra gli andamenti del mercato azionario e del credito, accelerare il riassorbimento dei crediti deteriorati del sistema bancario, assicurare il proseguimento della riduzione del rapporto fra debito pubblico e prodotto. L’impulso proveniente dalle misure di stimolo monetario continuerà a fornire sostegno all’attività economica e ai prezzi fino a quando sarà necessario; resta essenziale che a questo obiettivo contribuiscano tutte le politiche economiche.

CERIF consiglia di mantenere viva l’attività di monitoraggio sulle condizioni bancarie dei propri istituti di credito e sfruttare al massimo le possibili negoziazioni mettendo in concorrenza le banche tra loro. Anche se siete PMI non subite questa ostilità ambientale, cercate di interfacciarvi sempre più spesso con i bancari che lavorano (oltre che nel mondo retail) nella divisione “corporate”; cercate di avere il polso della situazione sui loro problemi e in particolare sull’andamento dei  loro “NPL” (non performing loans che sono i prestiti non performanti; meglio noti in italiano come crediti deteriorati). Chiedete a questi addetti ai lavori le loro previsioni di breve e medio termine in merito.

[1] Le criticità qui indicate sono riportate nel nostro volume dedicato alle imprese familiari; cfr. Claudio Devecchi, Problemi, criticità e prospettive dell’impresa di famiglia, Vol. I, Vita & Pensiero, ristampa del 2013, Milano

Boccia e Vacchi Imprenditori di seconda generazione a confronto

17 aprile 2016 by

Articolo del Prof. Claudio Devecchi pubblicato da Milano finanza del 9 aprile 2016

Articolo CDV MF 09_04_2016.png

Niente Manager, Grazie

11 aprile 2016 by

Articolo di Milano Finanza sulla Survey CERIF.

articolo 9 aprile Milano Finanza

Panel imprenditorialità intervento del Prof. Devecchi al convegno del 18 marzo 2016

8 aprile 2016 by

“LE IMPRESE DI FAMIGLIA E IL ‘NUOVO’ PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA” a cura del prof. Claudio Devecchi

3 aprile 2016 by

Anche se non abbiamo ancora la certezza assoluta, il nuovo Presidente di Confindustria è Vincenzo Boccia e il suo avversario, sconfitto per pochi voti, è stato Alberto Vacchi. Entrambi sono esponenti del mondo delle imprese familiari: il primo è titolare con il fratello Maurizio della Arti Grafiche Boccia S.p.A. di Salerno, azienda fondata 50 anni fa da papà Orazio di umili origini, orfano a 12 anni, geniale nel cogliere le opportunità del mercato del dopoguerra, oggi 85 anni, Cavaliere del lavoro ancora dinamico e protagonista; il secondo è azionista e socio di riferimento della I.M.A. S.p.A (Industria Macchine Automatiche) di Ozzano dell’Emilia Romagna, quotata nel mercato/segmento STAR Super Sector dal 2001. Era prevista una quotazione cinese a Shanghai della IMA locale o un “double listing” (una doppia quotazione) sia a Piazza Affari che a Shanghai.

Sono due imprese familiari molto diverse e ben rappresentano il panorama italiano dove “piccolo è bello, grande è meglio”[1], slogan che dovrebbe diventare diffusa realtà nel prossimo futuro. La prima è una media azienda italiana con 40 milioni di fatturato e 160 dipendenti, con oltre un terzo del fatturato all’estero in quanto produce e distribuisce da Salerno periodici e stampati in tutta Europa, nel Medio Oriente e negli Emirati Arabi , è a conduzione tipicamente padronale anche se si avvale di alcuni manager, molto innovativa, secondo il noto mood del made in Italy si autodefinisce “la boutique europea dell’industria grafica” (clienti come: Ikea, Panini, Carrefour, Ferrarelle), assai propensa al  digitale visto che nell’azienda di famiglia Internet ha cambiato tutto; la seconda family business è una multinazionale “tascabile”, con un gruppo quotato dal 1995 e un flottante di circa il 30%, nell’esercizio 2015 il fatturato è visto a 1.085 milioni di euro, con il 91% di esportazioni.

Arti Grafiche, negli ultimi cinque anni ha investito oltre 54 milioni in macchinari e tecnologie, ha affermato di avere un punto di forza nella costante ricerca dell’innovazione organizzativa, di processo e di prodotto. Recentissimo è ad esempio l’investimento relativo alla rotativa Cerutti S96, che ha permesso ad Arti Grafiche Boccia di consolidare il parco macchine e di generare notevoli economie di scala, garantendo nel contempo la possibilità di trasferire l’esperienza dell’area quotidiani alla Grande Distribuzione Organizzata. Di notte infatti gli impianti sono usati per la stampa di quotidiani locali, nazionali ed internazionali mentre di giorno l’impianto è utilizzato per gli stampati della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), con tempi di realizzazione dei relativi prodotti assimilabili a quelli dei quotidiani e modularità di foliazioni, fino a novantasei pagine tutte a colori con possibilità di cambi, anche di singole pagine, sin da 1000 copie particolarmente vantaggiosi. L’acquisto s’inquadra in una strategia aziendale di crescita e diversificazione produttiva con l’ingresso anche nel segmento della cartotecnica, attraverso l’acquisizione di 2 macchine fustellatrici Bobst, e l’entrata nel segmento dei cluster e degli astucci, con un incremento del fatturato, per la divisione di competenza, di oltre il 60 per cento nel giro di un anno

IMA fondata nel 1961 è leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il processo e il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè[2] e caffè. ha 34 stabilimenti di produzione in Italia, Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, India, Cina per un totale di 4.600 dipendenti di cui 2.300 all’estero, di cui “oltre 500 impegnati nell’innovazione di prodotto”, tanto che il gruppo IMA è titolare di oltre 1.400 brevetti o domande di brevetto attivi nel mondo. Si avvale di 34 stabilimenti di produzione in Italia, Europa e nel resto del mondo. Al comando oltre al papà Marco Vacchi (classe 1937 e qualifica di Presidente onorario) ci sono il figlio Alberto (Presidente e Amministratore Delegato) e il cugino Gianluca (1967, Amministratore) laureato a Bologna in Economia e Commercio; completano il CDA altri 9 Amministratori non esecutivi. Sembra una governance particolarmente competente e preparata visto che il titolo si è rivalutato 15 volte dal 1995, primo anno di quotazione.

Ma quale è il profilo istituzionale, personale e professionale di questi due imprenditori impegnati a condurre le loro aziende di famiglia? Quali i loro slogane le loro frasi “celebri”? le loro credenze più radicate? Cosa vogliono fare? Abbiamo provato a rispondere a queste domande e a costruire, con le informazioni disponibili sui media, questi loro identikit:

ELEMENTI DELL’IDENTIKIT Vincenzo BOCCIA Alberto VACCHI
ORIGINE Salernitano, classe 1964 (52 anni), sposato con Gabriella, ha due figlie Federica e Sara, un fratello Maurizio; ama la musica classica, è un imprenditore visionario di seconda generazione vero e appassionato, laureato in Economia e Commercio a Salerno Bolognese, classe 1964 (52 anni), sposato, ha un figlio, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore di seconda generazione vero e appassionato
INCONTRI frequentatore dei corridoi di viale dell’Astronomia, è (stato) Presidente nazionale della Piccola Industria schivo, non ama frequentare salotti e corridoi.

però è stato presidente di Unindustria Bologna per il quadriennio 2011-2015.

INDOLE è più un animale politico che un leader (“… non userò mai il termine discontinuità, lo ritengo irrispettoso per chi ci ha preceduto”).

Vincenzo è un uomo di modi affabili ed eleganti, un signore alto, garbato, sorridente, comunicativo.

rappresenta la continuità e viene considerato il delfino degli ultimi past President di Confindustria

è più un leader che un animale politico.

incarna il cambiamento e la disconti-nuità, ha una fortissima vocazione internazionale e viene considerato un perfetto uomo cosmopolita.

non sono ideologico, punto alla netta separazione tra politica e industria

 

SLOGAN “la centralità dell’industria come principale antidoto alla stagnazione e alla bassa crescita”[1].

“sono abituato da sempre a ragionare anticipando. Non vedo l’ora di partecipare a questo futuro. La nostalgia di futuro ci guiderà ogni giorno”.

“l’industria è un corpo essenziale della società, il pilastro portante dell’economia”[2].

“nelle nostre aziende si produce ciò che oggi ci serve a vivere, a star bene, a condividere il pianeta”.

PUNTI DI FORZA grande capacità di dialogo e abilità di fare una squadra forte e coesa; ama la delega e l’ascolto dei territori; è un europeista convinto; è filogovernativo antigovernativo; equilibrato, grande capacità di lavoro; riesce a gestire con semplicità situazioni molto complesse; carismatico e con fortissimo intuito imprenditoriale; europeista convinto (“noi italiani dobbiamo presidiare la sede di Bruxelles come facciamo con la sede di Roma”)
CULTURA FAMILIARE (FRAMMENTI) “da mio padre ho imparato una lezione fondamentale: che l’anima imprenditoriale è un po’ come il coraggio, ce lo devi avere.”

“se le mie figlie mi seguiranno in azienda? Si vedrà, se avranno passione, faranno questo mestiere. Perché un imprenditore che ha passione non ha più paura di nulla, nemmeno dell’impossibile.”

siamo passati a un modello in cui la finanza contava più dell’economia reale. Ora è finito, male, anche quel periodo

si presenta come un “rottamatore” con durissime critiche al sistema di via dell’Astronomia visto che il solo apparato centrale romano costa 500 milioni di euro

MALATTIE DEL SISTEMA ITALIA inefficienza del settore pubblico e cattiva allocazione delle risorse; peggioramento delle Istituzioni (giustizia, macchina amministrativa, leggi); bassa produttività causa il sistema sbagliato dei salari abbiamo perso un pezzo di industria, siamo in un Paese che non cresce; il nostro Paese è refrattario all’innovazione economica, sociale e culturale; meccanismi di promozione inceppati, scarsa mobilità sociale, protezionismi e corporativismi, mancanza di senso del bene comune e delle Istituzioni
I LORO SPONSSOR, TRA GLI ALTRI…. aziende a partecipazione pubblica (ENI, SNAM, ENEL, FFSS, Poste, Finmeccanica); Emma Marcegaglia, Luigi Abete, Antonio D’Amato, Mario Moretti Polegato Gianfelice Rocca, Romano Prodi, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Alberto Bombassei, Carlo Bonomi
DOVE VUOLE INVESTIRE (SINTESI) Il suo “credo” è “tecnologia e innovazione”

in un piano nazionale strategico per le tecnologie digitali; creare un ecosistema favorevole per tutto il mondo delle imprese; che la cultura tecnica diventi priorità nazionale

idem sul digitale; aggregare le PMI intorno a progetti di digitalizzazione per “filiera”; i giovani devono vedere nella fabbrica una prospettiva di vita; ci vuole un vero venture capital italiano; una scatola degli attrezzi per una nuova era delle Relazioni Industriali

 

[1] Boccia pare abbia l’ossessione della crescita: “le piccole imprese devono diventare medie, le medie grandi, le grandi multinazionali.”

[2] Due terzi delle bustine da tè che ogni giorno vengono scartate nel mondo sono state impacchettate dalle macchine di IMA.

[3] E’ il cuore del programma (.pdf) di Vincenzo Boccia dal titolo: “Confindustria per l’Italia

[4] Il testo integrale dl programma di Alberto Vacchi dal titolo “Un impegno condiviso per Confindustria” è in http://www.ilsole24ore.com/art/notizie

MA COMPRARE AZIENDE PER CRESCERE CONVIENE SEMPRE?

22 marzo 2016 by

Facciamoci una domanda: “le integrazioni societarie (fusioni, acquisizioni, e quant’altro) portano sempre a casa i vantaggi scritti sui business plan o nell’atto di fusione? Ovvero sinergie commerciali e produttive, riduzione di costi anche di struttura, ampliamento di quote di mercato per le nuove realtà che si creano dopo un’integrazione societaria ”. attenzione che le cose che andremo dicendo sono molto importanti anche nel settore bancario che in questo periodo sta studiando continue fusioni.

 

articoloDa una recentissima ricerca a cura della società di consulenza Methodos sembra proprio di no! Sul CorriereEconomia di lunedì scorso sono elencati tra l’altro, i fattori che contribuiscono al fallimento di una fusione; vediamo in breve questi ostacoli:

Quindi occhio ai tempi di realizzazione, al modo di omogeneizzare le diverse culture, a una efficace e trasparente comunicazione riguardo agli obiettivi, evitare di far calare dall’alto i piani industriali, tenere nella giusta considerazione le aspirazioni e le inclinazioni individuali, non esagerare con i consulenti perché “troppe mani sul volante fanno uscire di strada l’automobile), avere un management preparato e solido (occhio al management familiare del tipo”faccio tutto io”) che sappia distribuire con competenza e intelligenza le deleghe nel durante e nel dopo, non fissare prezzi esageratamente alti (questi benedetti “multipli”) della “preda” perché poi si deve tagliare in quanto la nuova entità organizzativa nasce già sterile nel generare o creare valore. Insomma stiamo molto attenti alle “fusioni fredde”!

Prof. Claudio Devecchi